C’è un istante quasi sacro, a fine settembre, in cui la Val Ridanna sembra trattenere il respiro, prima che l’eco solenne e festosa delle pesanti campane di bronzo riempia l’intera vallata. Il 26 settembre 2026 segna il ritorno dell’Almabtrieb, la tradizionale transumanza che chiude la stagione estiva dei pascoli d’alta quota: non una rievocazione a beneficio dei turisti, ma una liturgia contadina autentica che profuma di resina, gratitudine e memoria secolare.
Nelle comunità alpine dell’Alta Val d’Isarco, la discesa a valle non è un fatto scontato. Se i mesi d’alpeggio attorno all’antico comprensorio minerario di Monteneve sono trascorsi senza incidenti, al riparo da fulmini, frane e predatori, il ritorno si trasforma in un atto di ringraziamento corale. A guidare la mandria è la carismatica Kranzkuh, la vacca condottiera ornata da una sontuosa corona scultorea: un copricapo monumentale intrecciato a mano dai malgari durante le ultime notti in quota, dove rami flessibili di pino mugo, rododendri selvatici e stelle alpine fanno da cornice a specchietti scintillanti e immagini sacre, un antico rimedio apotropaico concepito dalla saggezza popolare per allontanare i demoni delle creste e propiziare la fecondità del bestiame.
Il corteo attraversa Ridanna tra la curiosità commossa dei passanti e la fierezza dei contadini vestiti con i loro Trachten di gala: i Lederhosen in cuoio ricamato a mano, i panciotti scarlatti e i cappelli di feltro verde adornati da piume. Ad aprire il passo tra i vicoli del borgo ci pensano i Goaslschnalzer, che con colpi secchi e coordinati di frusta scandiscono un ritmo ancestrale nell’aria sottile del primo autunno. All’arrivo sul piazzale della festa, la tensione della discesa si scioglie nella musica travolgente: il battito cadenzato degli zoccoli sul legno degli Schuhplattler, le note gravi e malinconiche dei corni alpini e le armonie festose della Böhmische locale. Dai banchi all’aperto sale il profumo inconfondibile della cucina di malga, dominata dai Bauernkrapfen dorati fritti nello strutto al momento e serviti caldi con una generosa cucchiaiata di confettura aspra di mirtilli rossi, accompagnati da un sorso di grappa al pino cembro distillata nei masi vicini.
Per gli ospiti dello Schneeberg Family Spa Resort Spa, questo rito identitario non è uno spettacolo da osservare da lontano, ma un’esperienza a chilometro zero, accessibile a piedi direttamente dalle porte dell’hotel. Dopo una mattinata trascorsa a contatto con l’anima più verace del folklore tirolese, il rientro al resort segna un ritorno altrettanto dolce: ad accogliere le famiglie ci sono le nuovissime aree relax panoramiche affacciate sulle creste innevate e le esclusive suite rinnovate in legno di cirmolo locale, la cui fragranza balsamica abbassa naturalmente il battito cardiaco, regalando quel lusso raro di sentirsi protetti dal calore del focolare senza mai perdere il legame profondo con la terra alpina.
Il rito del ritorno
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